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“La scuola anarchica” di Marcello Cobino: 1° ebook anticopyright (all rights renounced) rilasciato in PDA

“Semplicità e chiarezza” nell’esposizione sono il requisito fondamentale per una buona lettura, ma anche un “dovere morale” per ogni intellettuale che vuole comunicare agli altri le proprie idee, come sosteneva Nicola Abbagnano.

Il 1° ebook anticopyright (all rights renounced) rilasciato in PDA da Marcello Cobino intitolato “La scuola anarchica”, con semplicità espositiva e spontaneità, offre a dei lettori attenti e sensibili, la tematica della scolarizzazione e dell’educazione e si propone di individuare in prospettiva le idee-azioni formative per favorire la crescita di una generazione di individui più critici ed aperti alla diversità.

L’uomo ha tentato e tenta tutte le vie possibili per comprendere se stesso, gli altri e il mondo e ad ogni tentativo non riuscito, sosterrà un altro tentativo per rinnovare il lungo cammino della conoscenza di sè ed è proprio il campo dell’educazione il terreno fertile per proporre un cambiamento futuro.

Questo impegno culturale impone una nuova cornice ideologica per ripensare l’esperienza del “fare scuola”. Costretti alla frammentazione del sapere, alla discontinuità e al cambiamento repentino della nostra società, non possiamo più ridurre tutto il percorso della nostra conoscenza alla semplice acquisizione di competenze.

Dobbiamo quindi pensare ad una scuola che educhi attraverso la trasmissione non soltanto delle competenze e dei saperi ma anche delle abilità, nel senso di saper applicare le conoscenze e usare il know how necessario per portare a termine compiti e risolvere problemi. Diventa cruciale educare alla creatività cioè al pensiero risolutore e produttivo: scoprire un modo nuovo di interpretare un problema consueto per inventare qualcosa che prima non c’era. Chi possiede una personalità creativa si distingue sempre per l’apertura, la disponibilità e la libertà nel gestire i propri rapporti emotivi e intellettivi con la realtà in cui vive.

Allora alla domanda “chi educhiamo?” ovviamente rispondiamo “la persona” e cioè un essere unico ed irripetibile, perché chiunque è un individuo unico ed irripetibile e quando si relaziona con la realtà esterna scopre gli altri, gli eventi del presente e del passato: le esperienze tracciate dagli altri appunto.

Arte, storia, letteratura, scienza, tecnica, sono tracciati, percorsi lasciati in dono da altre persone, e sono lì a disposizione per tutti quelli che vogliono conoscerli e diffonderli.

In questo contesto si inserisce il libro di Marcello Cobino, che ci invita a pensare una scuola diversa in una società costruita su valori totalmente condivisi fra le persone e mai canonizzati dall’uso e dall’imposizione esterna. L’intento dell’autore è quello di analizzare i fattori identificativi della pedagogia libertaria, che possano rendere l’educazione svincolata dalla pratica del “dominio” come trasmissione di valori conformi alla cultura istituzionalizzata. Ci parla, cioè, di una scuola basata sulla comunicazione e trasmissione di conoscenze sperimentabili nella pratica quotidiana, legate alle proprie esigenze e coltivando una nuova mentalità critica.

Pensare una scuola diversa vuol dire innanzitutto superare il concetto di “luogo di reclusione” qual è quella attuale, auspicando un ambiente fisico accogliente nella forma e nella struttura, ricco di spazi aperti, naturali, dove le diversità presenti e le differenze di ognuno, contribuiscono a far crescere il luogo stesso e la persona. Solo così la scuola può educare, riconoscendo lo stile cognitivo proprio di ogni studente, lasciando la genericità e la standardizzazione, perché non è pensabile e non è più accettabile una scuola costruita su un modello unico, coercitivo, di studente astratto.

Troppi “drop out” per senso d’inadeguatezza alla scuola sono il sintomo della distanza dai bisogni reali degli studenti. Il cambiamento e il rinnovamento non possono derivare dall’applicazione di decreti e direttive calati dall’alto e imposti dalle norme: lo escludono la natura stessa dei processi di apprendimento che si realizzano nella realtà di dinamiche relazionali assai complesse che dipingono la rete dei rapporti umani. Ogni scuola dovrebbe insomma diventare un cantiere di lavoro con attività sempre nuove e così poter sperimentare giorno per giorno le proprie potenzialità.

Per funzionare l’istituzione scuola si organizza intorno a tre aspetti determinanti la crescita dello studente: comunicazione, socializzazione e apprendimento. Questi tre aspetti non stanno in un rapporto di successione, ma in comunione dialettica e si presentano come fattori-chiave della vita scolastica. A tutti e tre gli aspetti o momenti corrisponde la presenza più o meno pervasiva dell’affettività che è al centro dei processi comunicativi: emozioni, passioni, sensazioni, tensioni e conflitti. Di qui nasce la comunicazione educativa che si svolge sempre nelle sue complesse dinamiche.

La scuola nuova ovviamente si avvale di aspetti non-autoritari e solo depurandola da tali connotazioni, nel rapporto educativo si può attuare una comunicazione lontana da sospetti e resistenze e dal dannosissimo effetto-Pigmalione. In questo modo l’insegnante ristrutturato dai ruoli tecnico-didattico, da etico-civile e da socio-politico deve farsi terapeutico-analitico e cioè un “consigliere” per progettare-gestire-controllare il suo percorso educativo-pedagogico e psicologico. Per superare lo “stare in classe”, l’insegnante dovrà possedere una sensibilità capace di comprendere sé e l’altro e di riprogettarsi continuamente.

Insomma l’insegnante come persona libera, consapevole di sé e del proprio discusso sapere, si mette responsabilmente a disposizione di altrettante persone in crescita, per “orientarle” nella vita e a tutte quelle conoscenze da acquisire in piena libertà!

Rosella Federigi

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